Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione bielorussa, è oggi a Kyiv, in un momento tutt’altro che casuale. Tsikhanouskaya – in esilio in Lituania dal 2020, anno delle ultime elezioni presidenziali bielorusse vinte ufficialmente da Alexander Lukashenka – ha scelto di compiere il suo primo viaggio ufficiale a Kyiv in un periodo in cui gli attacchi da parte russa sull’Ucraina si sono fatti più intensi e in cui una partecipazione attiva della Bielorussia nel conflitto, al fianco di Putin, sembra essere prossima.
“La Russia sta deliberatamente cercando di spezzare le persone attraverso la paura, il buio e gli attacchi notturni costanti. Ma ogni colpo del genere rivela la vera natura del regime di Putin – un regime che non riconosce né la vita umana, né il diritto internazionale, né i confini”, ha dichiarato la leader dell’opposizione bielorussa, aggiungendo che “il regime di Lukashenka porta la sua parte di responsabilità per questo, perché ha permesso che il territorio bielorusso venisse usato per l’aggressione”.
Tsikhanouskaya ha iniziato la visita rendendo omaggio alla tomba di Maria Zaitseva, giovane attivista bielorussa che si era unita alle forze ucraine ed è stata uccisa nell’Ucraina orientale nel gennaio 2025. La sua figura è diventata simbolica per l’opposizione democratica bielorussa, rappresentando il legame con la resistenza ucraina nella comune battaglia per la libertà.
Negli ultimi anni, centinaia di volontari bielorussi hanno combattuto al fianco dell’esercito ucraino, considerandolo non soltanto uno scontro per la sopravvivenza dell’Ucraina, ma anche una battaglia contro l’influenza autoritaria esercitata dal Cremlino sull’intero spazio post-sovietico.
In seguito, la leader dell’opposizione ha voluto vedere personalmente le conseguenze degli ultimi bombardamenti russi sulla capitale ucraina, visitando alcuni dei quartieri colpiti dagli attacchi del fine settimana. Secondo le autorità ucraine, sono stati lanciati da Mosca 90 missili e 600 droni. Come accaduto nelle scorse settimane, la stragrande maggioranza dei droni sono stati intercettati, mentre quasi la metà dei missili è andata a segno, causando il ferimento di 87 persone e l’uccisione di 2.
Tsikhanouskaya si è poi recata presso la centrale nucleare di Centrale nucleare di Chernobyl e nella vicina città abbandonata di Prypjat, a pochi chilometri dal confine bielorusso. Tali luoghi, secondo le sue parole, “fanno percepire con particolare forza quanto sia importante proteggere la pace, la libertà e la vita umana. E quanto sia pericoloso quando il potere è nelle mani di persone per cui non esistono confini, né morale, né responsabilità”.
Nei prossimi giorni, Tsikhanouskaya avrà dei colloqui con la leadership ucraina, in particolare con il presidente Volodymyr Zelensky e con il ministro degli Esteri Andrii Sybiha. Incontrerà inoltre volontari e rappresentanti delle organizzazioni bielorusse in esilio, con cui discuterà dei mezzi per impedire un ulteriore coinvolgimento di Lukashenka nel conflitto e per mantenere alta la pressione internazionale sul regime di Minsk.
Le possibilità che Minsk aderisca attivamente a sostegno della Russia nell’aggressione all’Ucraina sembrano infatti aumentare giorno dopo giorno. La partecipazione a esercitazioni di guerra nucleare guidate da Mosca dell’ultima settimana sono l’evento più preoccupante dalla mobilitazione di forze terrestri verso il confine ucraino risalenti al 2024.
Il Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione ha inoltre riferito che Minsk sta intensificando il controllo sull’accesso a Internet, introducendo misure che ricordano il modello russo del cosiddetto “internet sovrano”.
Secondo il Kyiv Independent, una mossa del genere sarebbe sconveniente per Lukashenka, in quanto ampiamente impopolare e rischiosa data la mancanza di esperienza di combattimento, nonché di equipaggiamento militare, da parte delle truppe bielorusse.
Nonostante ciò, il leader bielorusso resta fortemente dipendente dal sostegno politico, economico e militare del Cremlino, soprattutto dopo le proteste del 2020 che ne avevano seriamente minacciato la permanenza al potere. Ed è proprio questa dipendenza che alimenta il timore che, di fronte a una richiesta diretta di Mosca, Lukashenka possa avere margini di manovra molto limitati.

